Se vuoi la pace, ama te stesso e osserva

L’altro giorno sono incappato in questa mia vecchia foto. La foto è di 21 anni fa. Un giovane uomo in cerca di spaziosità nell’amata India. Vedere quell’immagine mi ha fatto catapultare a quei mesi, a quei luoghi. Condivido con voi. Che meravigliosa botta!!!

Se non ricordo male ero nei pressi di Gokarna, nel Karnataka, a sud-ovest della terra dei Bharat. Non avevo ancora il cellulare; ero sistematicamente isolato, ma ricco di tutto ciò che mi serviva: la libertà di vivermi, il tempo e l’essenziale per reimparare a essere. In quei giorni abitavo nella selva, in una minuscola capanna di terra affacciata sull’oceano. Qui ho iniziato a praticare con un’intenzione poderosa, studiando i testi dello Yoga Darshana e del Vedanta al fianco di uno Swami. Libri, satsang, corpo e respiri. Sentivo di aver trovato una vena di bellezza che ancora oggi, a distanza di decenni, continua a sostenermi.

In quegli anni, senza alcun interesse materiale o programmato, ho trasformato una parte profonda del mio Karma. Senza saperlo, stavo portando in essere l’uomo che sono ora. È lì che è iniziato quel duro e meraviglioso viaggio che oggi chiamo “la verità sull’osservarsi”. Oggi come allora, mi muoveva solo il moto del sentire, dell’indagine, dell’intuizione. Quel restare su un sentiero che ti mantiene nella scoperta e, allo stesso tempo, nella sua assenza. Fare per non fare, non essere per essere.

Se lo studio mi ha aperto alla spaziosità della conoscenza, al sapere di non sapere, la pratica mi ha spalancato nell’adesso.

Oggi, guardando quell’immagine, sorrido a quel ragazzo e mi dico grazie. Il mio grazie va, con naturalezza, anche a chi non mi ha bloccato per paura che potessi perdermi o farmi del male. Ringrazio mio babbo, che mi ha sempre lasciato libero, dandomi la fiducia necessaria per seguire la mia vita, rischi compresi. Ora che sono genitore anch’io, comprendo ancora di più il coraggio che ha avuto: non è da tutti concedere questa opportunità a chi dici di amare. Anche perché, guardando la foto, un po’ da preoccuparsi c’era, non trovate?

In quell’inverno del 2005, la pratica contemplativa ha iniziato a sedimentarsi nel mio cuore. Da allora, la meditazione, lo Yoga, mi hanno insegnato a guardarmi dentro, a scavare nel fango e a muovermi nel buio dei miei inferni interiori. Il coraggio di stare con le mie ferite mi ha permesso anche e soprattutto di attingere alla pace e all’amore luminoso oltre al limite del corpo e della mente. Stare e andare oltre le tenebre inevitabili dell’esistenza. Ho appreso strumenti, mappe, metodo, ho aperto all’esperienza. Niente di mistico o misterioso in sé, è solo vedere e sentire in profondità.

Ora, dalla rotonda di Figueres, dico a me stesso e a te: “Se accetti chi sei, l’amore si allarga da solo, non devi spingerlo tu”. I maestri sono stati chiari: se vuoi la pace, ama te stesso e osserva.

Continuo nella ricerca e nella condivisione, e tu?

Nico

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